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Il cielo di Aprile 2020

La primavera entra nel vivo e le ore di luce via via aumentano

di Davide Cenadelli

Di prima sera, le costellazioni invernali sono ancora visibili, ma vanno a tramontare sempre più presto, mentre col passare delle ore sono le costellazioni primaverili a salire alla ribalta. Quattro sono le grandi costellazioni primaverili più facilmente identificabili: il Leone, la Vergine, Boote e l’Orsa Maggiore. Quest’ultima è parzialmente circumpolare e quindi visibile in ogni stagione, ma nel cuore della primavera meglio che nelle altre in quanto culmina, prossima alle regioni zenitali, dopo cena. L’Orsa Maggiore è però priva di stelle particolarmente brillanti, non ospitando nessuna stella di prima magnitudine. Leone, Vergine e Boote invece hanno ciascuna una stella brillante: Regolo nel Leone e Spiga nella Vergine, di prima magnitudine, e Arturo in Boote, la più brillante delle tre, la cui magnitudine è addirittura negativa (unica stella dell’emisfero celeste boreale). Ricordiamo che più bassa è la magnitudine di una stella, più questa è brillante, quindi una stella di magnitudine 0 è più luminosa di una di magnitudine 1, e ancora più brillante è una stella di magnitudine negativa.
Il Leone è abbastanza facile da riconoscere: bisogna guardare verso sud, piuttosto in alto, dopo cena, e individuare un trapezio costituito da quattro stelle, di cui una, sul vertice sudoccidentale (in basso a destra) è la brillante Regolo. Il trapezio costituisce il corpo del Leone, mentre altre stelline ne costituiscono la testa. La stella sudorientale del trapezio (in basso a sinistra) si chiama Denebola, nome che deriva dall’arabo “Deneb Alased” a significare “la coda del leone”. Il termine “Deneb” di origine araba significa proprio “la coda” ed è condiviso con altre stelle, che rappresentano le code di altri animali celesti (si pensi alla brillante Deneb del Cigno o a Deneb Algedi nel Carpicorno). La costellazione è di origine antichissima (risale almeno al 4.000 a.C.) e in molte diverse culture antiche rappresenta un Leone. Per i Greci era il Leone Nemeo ucciso da Ercole.
A est (sinistra) del Leone, tra questo e la brillantissima Arturo, si trova la piccola ma affascinante costellazione della Chioma di Berenice. Le sue stelle sono poco luminose e difficili da identificare sotto un cielo che non sia terso e buio, ma formano un caratteristico gruppetto, quasi una nidiata di deboli stelline, e in effetti diverse stelle della costellazione appartengono a un ammasso aperto, l’Ammasso della Chioma di Berenice (detto anche Melotte 111), che è visibile a occhio nudo e, posto a circa 280 anni luce da noi, è uno dei più vicini al sistema solare.
In primavera, dopo il buon periodo di visibilità invernale, scompare la Via Lattea: essa tramonta sempre prima insieme alle costellazioni invernali, e poi verso mattina ne sorge il ramo estivo, che sarà visibile in orari più comodi d’estate, ma nel cuore della notte la Via Lattea risulta visibile solo presso l’orizzonte nord, ove attraversa le costellazioni di Cefeo e Cassiopea molto basse, e risulta facilmente nascosta dalle foschie prossime all’orizzonte. La primavera è in effetti la stagione meno favorevole per osservare la Via Lattea, ma questo schiude un’opportunità inaspettata. Di cosa si tratta?
Quando guardiamo verso il Leone, la Chioma di Berenice, Boote, la Vergine, stiamo guardando in direzioni lontane dal piano della nostra galassia, che la Via Lattea traccia in cielo. Proprio nella Chioma di Berenice si trova il Polo Nord Galattico, quindi osservando questa costellazione stiamo guardando perpendicolarmente al piano della Galassia, ove lo spessore di questa è minimo, pari a solo un migliaio di anni luce. Questo è il motivo per cui il cielo primaverile è povero di stelle se lo paragoniamo a quello invernale ed estivo, ricchi di una moltitudine di stelline deboli che si vedono lungo e in prossimità della via Lattea. Ma guardando nella direzione del minimo spessore come avviene in primavera, le polveri interstellari presenti nella nostra galassia ci disturbano poco e non assorbono se non minimamente la luce che ci arriva dagli oggetti extragalattici. In questa stagione abbiamo allora l’opportunità di guardare più facilmente al di fuori della nostra galassia, verso altre galassie sparse negli sterminati spazi dell’Universo.
Tra le più spettacolari visibili al telescopio in questo periodo si possono citare nell’Orsa Maggiore M81 (o galassia di Bode) e M82 (Galassia Sigaro), quest’ultima una spirale vista di taglio, e la spirale vista di faccia M51 (Galassia Vortice) interagente con una più piccola galassia in sua prossimità, nei Cani da Caccia, piccola costellazione situata tra il Grande Carro dell’Orsa Maggiore e la Chioma di Berenice. Si continua poi con il Tripletto del Leone, costituito dalle galassie spirali M65, M66 e NGC 3628, e le molte galassie della Vergine, tra cui si può ricordare la galassia ellittica supergigante M87 posta a circa 55 milioni di anni luce da noi, al centro della quale si trova un buco nero supermassiccio, la cui ombra scura è stata la prima (e a oggi unica) mai fotografata. La foto, pubblicata nell’aprile dello scorso anno, ha destato sensazione in tutto il mondo.
Rientrando dagli immensi spazi tra le galassie al Sistema Solare, sul fronte planetario osserviamo che continua il favorevole periodo di osservazione di Venere nelle prime ore della sera. Il pianeta però si sta avvicinando alla congiunzione inferiore con il Sole che raggiungerà in giugno e quindi le ore di visibilità vanno riducendosi. Il giorno 3 Venere sarà protagonista di una spettacolare congiunzione celeste allorché passerà in cielo vicinissimo alle Pleiadi (che sono, in effetti, circa mezzo miliardo di volte più lontane da noi del pianeta). Giove, Saturno e Marte, molto vicini in cielo, sono visibili solo poco prima dell’alba, e dobbiamo aspettare i prossimi mesi per vederli in orari più comodi.

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LA STELLA DEL MESE: REGOLO

A 79 anni luce da noi, Regolo, con una magnitudine apparente di 1,4 è la stella più brillante della costellazione del Leone, ed è in realtà un sistema di quattro stelle. La componente principale è di colore blu (classificata B7 o B8), molto calda in superficie, tra i 12 e i 13 mila gradi, di diametro circa 4 volte superiore a quello del Sole e con una luminosità che supera quella del nostro astro diurno di circa 350 volte, considerando anche la cospicua emissione nell’ultravioletto, come tipico per le stelle calde. Si tratta di una stella di sequenza principale o subgigante, in rapida rotazione e con una forma oblata, ovvero schiacciata ai poli rispetto all’equatore. Le altre componenti del sistema sono una nana arancione, una nana rossa e una probabile nana bianca molto meno luminose della componente principale. Regolo è peraltro la stella di prima magnitudine più vicina all’eclittica.
Il nome Regolo è la versione italiana del nome ufficiale della stella che è Regulus, che in latino significa “piccolo re”. In effetti questa stella è stata insignita di attributi regali da molti popoli antichi, come i Babilonesi e i Persiani, per cui era una delle quattro stelle regali insieme ad Antares, Fomalhaut ed Aldebaran. Probabilmente esse erano considerate tali perché, tra i 4 e i 5 mila anni fa, si trovavano in congiunzione col Sole in corrispondenza di solstizi ed equinozi, e precisamente Regolo in corrispondenza del solstizio d’estate, Antares dell’equinozio d’autunno, Fomalhaut del solstizio d’inverno ed Aldebaran dell’equinozio di primavera. Oggi, a causa del moto di precessione degli equinozi, questo non è più vero e Regolo si trova in congiunzione col Sole il 23 agosto. Più in generale, la costellazione del Leone si trova con congiunzione con la nostra stella tra la seconda metà di agosto e la prima di settembre, ovvero quando l’estate comincia a declinare, ma duemila anni fa vi si trovava circa un mese prima, nel periodo statisticamente più caldo dell’anno, da cui il nome “solleone” per designare la calura tipica di tale periodo.

Note sull’Autore
Davide Cenadelli, PhD, è ricercatore all’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta (OAVdA) dove si occupa, tra le altre cose, di didattica e divulgazione. All’Osservatorio Astronomico, nel corso di serate prefissate, è possibile partecipare a visite guidate notturne durante le quali, in caso di bel tempo, è possibile osservare, sotto la guida di Davide o colleghi, il cielo a occhio nudo e col telescopio, compresi alcuni degli oggetti sopra menzionati, o altri, a seconda della stagione.
Per informazioni sull’Osservatorio Astronomico e per prenotare una visita guidata diurna o notturna: http://www.oavda.it