BREVE GUIDA ALL’ACQUISTO DEL (PRIMO) TELESCOPIO


La funzione di un telescopio è quella di raccogliere la luce proveniente da oggetti molto lontani e concentrarla in un punto, il fuoco, per produrre un’immagine ingrandita ma rovesciata dell’oggetto inquadrato. Quindi, a meno che non sia corredato da un prisma raddrizzatore (sistema di lenti che riporta l’immagine correttamente orientata sia verticalmente che orizzontalmente), il telescopio non è adatto all’osservazione di panorami terrestri.
In base a cosa si vuole osservare e al luogo di osservazione, è possibile scegliere il telescopio più adatto alle proprie esigenze, tenendo a mente che lo “strumento perfetto” non esiste. Quello ideale per noi, frutto di inevitabili compromessi, sarà semplicemente quello che useremo e sfrutteremo di più. In ogni caso, ciò che il telescopio ci mostrerà, a causa di molteplici fattori, non sarà mai paragonabile alle meravigliose immagini dettagliate e colorate che vediamo sui libri di astronomia o sul web.
Con un telescopio si può anche fotografare ciò che si vede, ma – a meno che non ci si accontenti di qualche semplice scatto – per fare astrofotografia sono richieste buone conoscenze sia astronomiche che fotografiche, oltre che un budget considerevole. L’astrofotografia è una disciplina molto diversa dall’osservazione visuale.
Acquistare un telescopio, anche se basico, significa comunque comprare uno strumento ottico di precisione, non un giocattolo. Di conseguenza, il prezzo non potrà essere eccessivamente contenuto.


INFORMAZIONI TECNICHE DI BASE

Un telescopio è composto essenzialmente da tre parti: il tubo ottico (il corpo principale dello strumento), la montatura (la base che sostiene e fa muovere il tubo ottico) e il cercatore (un “cannocchiale” ausiliario allineato al tubo ottico che permette di inquadrare un ampio campo visivo per facilitare la ricerca dell’oggetto che si desidera osservare).

• I tubi ottici che utilizzano lenti si chiamano rifrattori (sfruttano il principio della rifrazione della luce), quelli invece dotati di specchi riflettori o newtoniani (riflettono la luce) e quelli ibridi (lenti e specchi) catadiottrici. Esistono poi i telescopi Dobson, ovvero tubi ottici in configurazione newtoniana solitamente di medie/grandi/notevoli aperture posizionati su montature molto basiche e spartane. Qualsiasi tipo di telescopio, per poter funzionare, ha poi bisogno di uno o più oculari. Si tratta di un sistema di lenti che permette di ottenere l’immagine ingrandita dell’oggetto puntato; l’utilizzatore accosta infatti l’occhio all’oculare e, agendo sul fuocheggiatore, cerca la messa a fuoco ottimale. Più oculari si hanno a disposizione, più ampia è la gamma di ingrandimenti che il nostro telescopio potrà produrre (entro certi limiti fisici): basterà infatti sostituire di volta in volta e all’occorrenza i vari oculari. Con il termine “ingrandimento” si intende il rapporto in dimensioni rispetto all’immagine fornita dall’occhio umano nudo.

• Le montature sono generalmente di due tipi: altazimutale ed equatoriale. Entrambe le tipologie hanno la funzione di sorreggere e far muovere, manualmente o per mezzo di motori elettrici, il tubo ottico.
La montatura altazimutale consente di muovere il telescopio a destra e a sinistra oltre che in alto e in basso (funziona come un “cannone”). Il suo pregio è quello di essere intuitiva e semplice da usare ma, muovendosi su due assi, costringe l’utilizzatore a compiere a brevi intervalli di tempo due movimenti a velocità variabili per inseguire gli oggetti e, quindi, mantenerli all’interno dell’oculare. Di conseguenza, questo tipo di montatura non è adatta a chi vuol fare fotografia astronomica (a media e lunga posa). Le montature di tipo Dobson rientrano in questa categoria, ma sono molto più spartane (spesso in legno) e vengono appoggiate direttamente a terra essendo prive di treppiedi.
Le montature equatoriali (ce ne sono di diversi tipi) sono un po’ più sofisticate, solide, pesanti (sono provviste di contrappesi per bilanciare il tubo ottico) e leggermente più complesse da usare. Si deve infatti eseguire la procedura di allineamento al polo celeste (stella polare) tramite apposite scale graduate presenti sulla montatura o per mezzo di un cannocchiale polare (a volte già inserito nelle montature più evolute) per consentire poi al telescopio di muoversi in modo fluido e costante attorno a un unico asse (detto polare o orario) parallelo a quello terrestre. In questo modo, contrastando il moto di rotazione terrestre e annullandone gli effetti (rotazione di campo), gli oggetti puntati rimangono sempre all’interno del campo visivo. Alcuni telescopi, oltre a muoversi grazie a motori elettrici per inseguire l’oggetto desiderato, offrono la possibilità di cercare e puntare automaticamente, scegliendoli all’interno di un database, i target da osservare (sistemi Go-To). I controlli avvengono solitamente tramite una pulsantiera fornita in dotazione.

• Se il telescopio non è dotato di sistema “Go-To”, ricerca e puntamento degli oggetti nel cielo devono essere effettuati manualmente per mezzo del cercatore. Oggi il mercato offre diverse soluzioni di cercatore che facilitano molto entrambe le operazioni. Infatti, oltre al tradizionale cercatore ottico, esistono modelli (Star Pointer) che proiettano un punto rosso o un crocicchio su un vetrino attraverso il quale si andrà a guardare. A differenza di un normale cercatore, si può osservare con entrambi gli occhi aperti posizionandosi a circa 20 cm dal vetrino e ciò che si vedrà sarà un’immagine non ingrandita e non ribaltata del cielo. Sarà quindi sufficiente muovere il telescopio fino a quando il simbolo rosso non si sovrapporrà al target desiderato. Altri modelli forniscono anche indicazioni su come muovere passo passo il telescopio per puntare l’oggetto da osservare. Il più noto è lo “Star Sense Explorer” sviluppato da Celestron. Si tratta di un apposito supporto, installato sul tubo ottico, che permette di alloggiare lo smartphone e di utilizzarne la fotocamera per “vedere” ciò che il telescopio sta inquadrando. Tramite poi una specifica app da scaricare sul proprio dispositivo portatile, il sistema fornisce indicazioni a schermo (frecce luminose) per poter puntare con successo un oggetto visibile in quel momento da una determinata posizione (rilevata in automatico), scelto da un ricco catalogo contenuto nell’app stessa.

Il dato tecnico più importante di un telescopio è la sua apertura (diametro dell’obiettivo): più è grande, più lo strumento riesce a raccogliere luce, consentendoci di vedere anche oggetti debolissimi con discreti dettagli. Infatti, se aumenta l’apertura aumenta anche la risoluzione dello strumento, ovvero la sua capacità di mostrare due oggetti come realmente distinti e separati quando invece a occhio nudo appaiono come un unico oggetto. Generalmente, però, maggiore è l’apertura e maggiori sono l’ingombro, il peso e il costo del telescopio.

Un altro dato da tenere in considerazione è la lunghezza focale. È la distanza, espressa in millimetri, tra l’obiettivo del telescopio e il punto focale. Non sempre la lunghezza focale coincide però con la lunghezza fisica del tubo ottico: questo vale solo per schemi ottici come i rifrattori e i riflettori, ma non ad esempio per i catadiottrici.
Come detto in precedenza, l’immagine di ciò che si sta inquadrando si ricompone solo grazie all’oculare ed è proprio il rapporto tra la lunghezza focale del telescopio e quella dell’oculare a determinare il fattore d’ingrandimento prodotto. Ad esempio, se il telescopio ha una focale di 1000 mm e si sta usando un oculare da 20 mm di focale, otterremo 50 ingrandimenti (50x). Dunque, a parità di lunghezza focale del telescopio, più è piccola la lunghezza focale dell’oculare e maggiore sarà l’ingrandimento. A parità invece di oculare utilizzato, con un telescopio a lunga focale si otterrà un ingrandimento maggiore, ma un campo inquadrato ristretto, mentre con un telescopio a corta focale avremo meno ingrandimenti, ma campi di vista molto ampi. L’ingrandimento teorico massimo che un telescopio può produrre corrisponde a circa il doppio della sua apertura espressa in millimetri. Se, quindi, lo strumento ha 150 mm di diametro, l’ingrandimento teorico massimo sarà di 300x. Non sempre, però, aumentare gli ingrandimenti è un vantaggio, poiché si perde in nitidezza dell’immagine.

Anche il rapporto focale (indicato con f/x, dove x è un numero) può rivelarsi un dato significativo, specialmente in astrofotografia. Si tratta del rapporto tra la lunghezza focale del telescopio e il diametro del suo obiettivo (apertura). Se lo strumento ha una focale di 1000 mm e un’apertura di 200 mm, il suo rapporto focale sarà f/5.
Per quanto riguarda l’astrofotografia, un rapporto focale basso è indice di un telescopio cosiddetto “aperto”, cioè “veloce” nel raccogliere luce e, quindi, “luminoso”. Al contrario, rapporti focali alti indicano obiettivi “chiusi”, cioè telescopi “lenti” nel raccogliere luce e, di conseguenza, poco luminosi dal punto di vista fotografico. Nell’osservazione visuale, invece, non si verifica alcun calo di luminosità nell’immagine, ma va tenuto conto di un aspetto per quanto riguarda i telescopi riflettori. Poiché in questa tipologia di strumenti il passaggio della luce attraverso l’obiettivo è ostruito dalla presenza dello specchio secondario, un rapporto focale alto (es. f/10) è sicuramente più vantaggioso in visuale rispetto a uno basso (es. f/5), dal momento che l’ombra proiettata dallo specchio secondario sul primario è minore. Ciò consente di ottenere immagini più contrastate.


CONSIGLI PRATICI PER L’ACQUISTO

BUDGET: uno strumento entry-level dovrebbe costare almeno 150/200€. Acquistando, infatti, un telescopio più economico, si rischia di scoraggiarsi presto, poiché non si avranno soddisfazioni da ciò che mostrerà.
Qualora si disponga di un budget ridotto, ricordiamo che anche un semplice binocolo è un ottimo strumento per osservare il cielo. I principali parametri di ogni binocolo sono identificati da due valori numerici: l’ingrandimento prodotto e il diametro (in millimetri) della lente frontale dell’obiettivo. Ad esempio, 10×50 significa che il binocolo produrrà 10 ingrandimenti e avrà lenti frontali (obiettivi) da 50 mm di diametro ciascuna.
I principali vantaggi offerti da un binocolo rispetto a un telescopio sono i seguenti: costo generalmente contenuto, immediatezza e facilità di utilizzo, quasi totale assenza di regolazioni, visione binoculare comoda, rilassante ed efficace, utilizzo anche per osservazioni terrestri, ampio campo visivo inquadrato, maneggevolezza e facilità di trasporto grazie a un peso ridotto.

Se si rimane in città (cieli inquinati dal punto di vista luminoso) e si vogliono osservare la luna e i pianeti, è consigliabile orientarsi verso un telescopio rifrattore di almeno 60/70 mm di apertura e rapporto focale intorno a f/8. Sono piuttosto indifferenti, in questo caso, il tipo di montatura e il tipo di movimentazione (manuale o motorizzata), anche se per un principiante è preferibile scegliere una montatura altazimutale manuale. Anche l’osservazione del Sole può essere tranquillamente condotta dalle città, ma sarà d’obbligo montare un apposito filtro solare sull’obiettivo del telescopio per evitare danni irreparabili alla retina e al telescopio stesso.
L’osservazione deep-sky (“profondo cielo”, cioè galassie, ammassi stellari e nebulose) è invece decisamente insoddisfacente e quasi impraticabile dalle città per via dell’alto tasso di inquinamento luminoso. Se però si vuole acquistare uno strumento per osservazione planetaria che sia anche adatto al deep-sky (previo spostamento in luogo buio), ci si può orientare verso un riflettore newtoniano da 114/130 mm di apertura. Se però lo spazio a disposizione è ridotto, meglio optare per un catadiottrico da 120/150 mm di diametro su montatura equatoriale, anche solo manuale.

Osservare invece da cieli bui è senz’altro un’esperienza molto più gratificante che consente di sfruttare al massimo le capacità ottiche del proprio telescopio. Esistono però, a parità di inquinamento luminoso residuo, siti più favorevoli di altri: infatti, una buona visibilità (seeing) è condizionata anche della turbolenza atmosferica. In generale, le zone più adatte sia all’osservazione planetaria che deep-sky sono gli altipiani estesi.
Sotto un cielo buio, per l’osservazione planetaria e della luna ci si può orientare verso un rifrattore da 90/120 mm di apertura e circa f/8 su montatura equatoriale anche non motorizzata. Una soluzione più compatta e trasportabile, qualora fosse necessario un viaggio in auto per arrivare sotto un cielo buio, può essere rappresentata da un catadiottrico da 120/150 mm di apertura su qualsiasi tipo di montatura, anche non motorizzata. Se, invece, si vuole fare osservazione deep-sky, una delle soluzioni migliori è un Dobson dai 200 mm in su, a tubo chiuso o collassabile, oppure un riflettore newtoniano da 130/150 mm di apertura su montatura preferibilmente equatoriale, anche se manuale. Se si intende anche fare astrofotografia, il medesimo strumento deve necessariamente essere posizionato su una solida montatura equatoriale motorizzata e magari dotata di sistema Go-To per accelerare e facilitare le operazioni di ricerca e puntamento.


SCHEDA COMPARATIVA MODELLI

BREVE GUIDA ALL’ACQUISTO DEL (PRIMO) TELESCOPIO