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Al via la Maratona Messier 2024

Per gli appassionati del cielo, nel weekend del 9-10 marzo è in programma in molti circoli astrofili del paese l’edizione 2024 della Maratona Messier.

di Andrea Castelli

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Astrofili del Nebraska in azione durante una Maratona Messier. Credit: https://www.nescifest.com

Vi siete mai chiesti perché molti degli oggetti celesti che magari osservate con il vostro telescopio o binocolo abbiano nomi decisamente particolari? Cosa significheranno mai sigle in stile “targa automobilistica” come M31, NGC1277 o IC2 attribuite a galassie, ammassi stellari e nebulose? Bene, si tratta di sigle che fanno riferimento al nome di uno dei tanti cataloghi astronomici dove le immagini di determinati oggetti del profondo cielo sono state pubblicate per la prima volta. Ecco allora che “M” identifica il catalogo di Charles Messier, tra i più antichi e celebri, “NGC” sta per “New General Catalog of Nebulae and Clusters of Stars” e “IC” si riferisce all’”Index Catalog”. Se sei un astrofilo, quasi certamente conoscerai più di ogni altro proprio il catalogo di Messier, la cui prima edizione – contenente tutti gli oggetti deep-sky fino a M49 – apparve nel “Mémoires de l’Academie” dell’Académie Royale des Sciences di Parigi nel 1774. Nell’aprile del 1781 gli oggetti arrivarono a quota cento, ma alla bozza per l’edizione finale dell’ormai corposo catalogo, presentata quello stesso anno ma stampata su “Connaissance des Temps” nel 1784, furono aggiunti anche M101 (galassia Girandola), M102 (probabilmente la galassia Fuso) e M103 (ammasso aperto Freccia). La versione giunta a noi è stata in realtà corretta e ampliata fino a M110 nel corso del XX secolo e ancora oggi gode di grande popolarità nell’ambito dell’astronomia amatoriale, tanto che sono divenute famose le “Maratone di Messier”, competizioni tra astrofili che prevedono di osservare, annotandone i dettagli su apposite schede, tutti gli oggetti del catalogo in una sola notte.
La Maratona di Messier è stata inventata in modo indipendente da diversi astronomi e gruppi di astrofili nordamericani negli anni ’70. Fu però probabilmente solo nella notte tra il 23 e il 24 marzo 1985 che, grazie a Gerry Rattley, il tour celeste venne ufficialmente completato per la prima volta. Pur essendo tutti contenuti nell’emisfero boreale, gli oggetti del catalogo non sono distribuiti uniformemente nel cielo e, di conseguenza, solo in un breve periodo dell’anno è possibile coglierli tutti nell’arco di una sola notte, dalle prime luci del crepuscolo fino all’alba. Tipicamente, le date consigliate per sfidarsi in questa ardua impresa sono le notti di luna nuova del mese di marzo e, per quest’anno, meteo permettendo, l’appuntamento è per il weekend del 9-10. Come in tutte le gare che si rispettino, per poter partecipare occorre una buona preparazione e aver pianificato in anticipo l’iter osservativo: ai fini del risultato finale, non è infatti necessario seguire un ordine prestabilito. Saranno perciò di fondamentale importanza schede osservative, carte del cielo e un binocolo per avere una visione panoramica della zona d’interesse. Anche la qualità del sito osservativo e la compagnia giocano un ruolo chiave: un luogo isolato con un orizzonte libero in ogni direzione da rilievi troppo alti ed edifici sarà l’ideale, poiché alcuni dei nostri target si trovano molto bassi sull’orizzonte. Per uscire indenni e soddisfatti da questa affascinante ma stancante corsa contro il tempo, non sottovalutate il fatto che dovrete trascorrere un’intera notte all’aperto: freddo e sonno non saranno vostri alleati! Buona compagnia e un’adeguata scorta di cibo e bevande calde, possibilmente non alcooliche, renderanno certamente l’esperienza più piacevole. Per quanto riguarda lo strumento da usare, ormai è concesso tutto: oltre ai telescopi su montatura completamente manuale, tradizionalmente utilizzati per questo genere di iniziative, oggi si possono impiegare anche quelli equipaggiati con i più sofisticati sistemi di ricerca e puntamento. A tal proposito, va però ricordato che uno degli scopi della Maratona è quello di affinare le proprie capacità di ricerca e localizzazione per arrivare a osservare i principali elementi costitutivi del nostro “quartiere celeste” – come ammassi aperti e globulari, nebulose diffuse e planetarie – oltre che altre galassie lontane. Cosa vince chi riesce a portare a termine questa impresa? Nulla, naturalmente, a parte l’aver condiviso per una notte con altri appassionati l’incredibile bellezza del cielo… e scusate se è poco.

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