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Il cielo di Febbraio 2021

In febbraio sono ancora le costellazioni invernali ad essere protagoniste della notte.

Di Davide Cenadelli.

Dato che, per ogni mese che passa, il cielo si presenta col medesimo aspetto due ore prima, le costellazioni invernali, che in gennaio raggiungevano la culminazione dopo cena e fino in tarda serata, in febbraio anticipano di un paio d’ore e culminano verso sud tra le sette e le dieci di sera, rendendo quindi particolarmente agevole la loro osservazione.
Le più appariscenti tra esse sono Orione, il Toro, l’Auriga, i Gemelli, il Cane Maggiore e il Cane Minore, ricchissime di stelle brillanti tra cui Sirio, la stella più luminosa del cielo notturno. Sirio appare così brillante perché è effettivamente 25 volte più luminosa del nostro Sole, ma anche piuttosto vicina: dista solo 8,6 anni luce, poco più di 80 mila miliardi di km, e ovviamente per “vicina” si intende vicina in senso astronomico. Molte stelle del cielo invernale sono in realtà molto più brillanti ma anche molto più lontane. Basti pensare, in Orione, a Rigel (distanza 860 anni luce, luminosità 120-200 mila volte il Sole) e le tre stelle della cintura tra cui quella centrale, Alnilam (d = 1.500-2.000 anni luce, L = 500-800 mila); nella vicina costellazione della Lepre ad Arneb (d = 2.200 anni luce, L = 32.000); nel Cane Maggiore a Wezen (d = 1.600 anni luce, L = 82.000), e Aludra (d = 2.000 anni luce, L = 105.000).
Quando in una zona di cielo si assembrano molte stelle di altissima luminosità, si può stare certi che da quelle parti sono presenti zone nebulari. Infatti le stelle di alta luminosità hanno una grande massa (tra 10 e 40 volte quelle del Sole per le stelle menzionate), e tali stelle hanno tempi di vita più brevi di quelle di piccola massa, dato che brillano di una luminosità eccezionale e danno fondo alle proprie riserve energetiche più velocemente. La vita di queste stelle è di milioni o decine di milioni di anni, non miliardi come il Sole o migliaia di miliardi come le meno massicce tra le nane rosse. Quindi, le stelle di altissima luminosità non hanno mai tempo di allontanarsi molto dal luogo dove sono nate prima di terminare il loro ciclo vitale, per cui in loro prossimità si trovano le zone nebulari dove si sono formate.
Tra le molte nebulose presenti in queste zone di cielo, la più spettacolare è la Nebulosa di Orione o M42, a 1.350 anni luce da noi, di cui si riesce a vedere la parte centrale a occhio nudo con cielo terso e scuro, e che al telescopio mostra una complessa struttura. Le volute di gas di cui è costituita sono materia grezza che nel tempo forma nuove stelle, tra cui quelle visibili al suo interno a formare un piccolo trapezio, che insieme ad altre componenti più deboli formano l’Ammasso del Trapezio, costituto da stelle davvero nascenti: la loro età è stata stimata in soli 300 mila anni. La Nebulosa, se fosse interamente visibile a occhio nudo, apparirebbe più grande della Luna. Se si considera quanto dista, deve trattarsi di un oggetto davvero grande: infatti il suo diametro è di circa 25 anni luce. Significa che è enormemente più grande delle distanze tipiche del Sistema Solare. Se fossimo sul suo bordo, e volessimo lanciare una sonda per esplorarla, alla velocità delle sonde attuali ci vorrebbe mezzo milione di anni per attraversarla.
Tra tanto splendore che adorna le notti invernali, merita di essere menzionata anche una costellazione che non è molto appariscente, comprendendo solo stelle piuttosto deboli, ma contiene nebulose famose come la Nebulosa Rosetta e la Nebulosa Cono. Per la gioia delle giovani lettrici, si tratta della costellazione dell’Unicorno. Di tarda sera e in piena notte, invece, cominciano a mostrarsi le costellazioni primaverili come il Leone, che sorge già intorno in prima serata, e poi Boote e la Vergine, con l’Orsa Maggiore che diviene col passare delle ore sempre più alta in cielo.
Sul fronte planetario, invece, non si segnalano eventi di rilevo. Marte è visibile di sera, ma sempre meno brillante in quanto in allontanamento dalla Terra mentre Venere, dopo diversi mesi di buona visibilità prima dell’alba, diviene via via inosservabile dato che si va avvicinando sempre più al Sole in vista della congiunzione superiore del 26 marzo, e molto difficili da osservare saranno la sue congiunzioni con Saturno il giorno 6 e con Giove il giorno 9: i pianeti appaiono in cielo molto vicini al Sole e sorgono nel chiarore dell’aurora con brevissimo anticipo rispetto ad esso.

LA STELLA DEL MESE: WEZEN
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Nonostante la ricchezza di stelle brillanti del cielo invernale, ineguagliata dalle altre stagioni, questo mese vorrei dedicarmi a un’altra di quelle stelle che non appaiono particolarmente luminose ma che sono, per un motivo o per l’altro, eccezionali, e per le quali ho una vera passione, come avrete notato trovando nei mesi scorsi “stelle del mese” come Achird ed Epsilon Eridani. Ma il cielo stellato è così: capita che stelle apparentemente non brillantissime abbiano caratteristiche di particolare interesse. Se osserviamo la costellazione del cane Maggiore in culminazione verso sud, il che avviene in febbraio in serata intorno alle ore 21 o 22, sotto la sfolgorante Sirio appare un triangolo di stelle piuttosto basso sull’orizzonte. I suoi tre vertici sono stelle che portano nomi bellissimi di origine araba: Wezen, Adhara e Aludra. Si tratta di stelle lontanissime e luminosissime, in particolare Adhara e la nostra Wezen, che è un tipo di stella molto rara, una supergigante bianco-gialla di classe spettrale F8, distante 1.600 anni luce e ben 82.000 volte più luminosa del Sole. Se si trovasse alla distanza di Proxima Centauri, la stella più vicina al Sistema Solare, apparirebbe luminosa circa come la Luna. Quando una categoria di stelle è poco rappresentata in cielo, questo è dovuto al fatto che la fase evolutiva che esse stanno attraversando si compie velocemente ed è difficile “coglierne” una proprio in tale fase. Wezen è in effetti una stella di grande massa, circa 17 volte quella solare, che, dopo avere terminato la fase di fusione dell’idrogeno come stella di alta sequenza principale di colore blu, si sta espandendo e raffreddando mentre evolve verso lo stato di supergigante rossa, e noi la osserviamo nel mezzo di tale trasformazione. Il suo destino finale è quello di esplodere come supernova.
La visione di Wezen, Adhara e Aludra che occhieggiano basse sull’orizzonte meridionale nel gelo delle notti invernali, unita alla musicalità dei loro nomi meravigliosi e alla consapevolezza delle loro enormi distanze e luminosità, dà alla loro osservazione una solennità che le rende quasi un’epitome dell’Inverno stesso e della sua grandezza.

Note sull’Autore
Davide Cenadelli, PhD, è ricercatore all’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta (OAVdA) dove si occupa, tra le altre cose, di didattica e divulgazione. All’Osservatorio Astronomico, nel corso di serate prefissate, è possibile partecipare a visite guidate notturne durante le quali, in caso di bel tempo, è possibile osservare, sotto la guida di Davide o colleghi, il cielo a occhio nudo e col telescopio, compresi alcuni degli oggetti sopra menzionati, o altri, a seconda della stagione.
Per informazioni sull’Osservatorio Astronomico e per prenotare una visita guidata diurna o notturna: http://www.oavda.it