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Il cielo di Dicembre 2020

Un mese ricco di eventi astronomici: pioggia di meteore, solstizio d’inverno e congiunzione stretta tra i due giganti del sistema solare.

Di Davide Cenadelli.

Nel mese di dicembre si verifica, il giorno 21, il solstizio d’inverno, allorquando la durata del dì diviene minima e quella della notte massima. Se già questo basta a renderci felici, proprio quel giorno avviene la Grande Congiunzione, ovvero la congiunzione tra i pianeti Giove e Saturno, che appariranno molto vicini in cielo. Le congiunzioni tra Giove e Saturno sono abbastanza rare, avvenendo ogni 20 anni circa, e quella di quest’anno è speciale: la congiunzione sarà infatti molto stretta, con i due pianeti che appariranno a soli 0,1° di distanza, un quinto del diametro apparente della Luna Piena. Si tratterà del massimo avvicinamento nientemeno che dal 1623. Perlopiù, quell’anno la congiunzione avvenne a soli 13° dal Sole, e probabilmente nessuno riuscì a osservarla. Per avere una congiunzione più stretta di quella di quest’anno e nel contempo osservabile bisogna andare indietro fino all’anno 1226. Quindi, chi ha un telescopio non si lasci sfuggire l’occasione di osservare i due pianeti visibili insieme all’oculare. La Grande Congiunzione di quest’anno avviene nella costellazione del Capricorno, vicino al confine col Sagittario, con i pianeti a una trentina di gradi dal Sole, il che li rende visibili solo brevemente dopo il crepuscolo, bassi verso sudovest, ma comunque ben osservabili. Le sere del 16 e 17 dicembre saranno avvicinati dalla falce di Luna crescente.
La congiunzione di Giove e Saturno è stata anche citata come possibile origine dell’evangelica “stella” di Natale. Ma non una congiunzione qualsiasi, bensì la rarissima “congiunzione tripla”, che si verifica ogni 800 anni circa. Di cosa si tratta? Nel periodo precedente e seguente il momento in cui un pianeta esterno si trova in opposizione, il suo moto diviene retrogrado, ossia sembra “tornare indietro” rispetto alle stelle, non certo perché lo faccia davvero: esso continua infatti tranquillamente ad orbitare intorno al Sole nel verso consueto, ma la Terra, più veloce, lo supera, così che apparentemente sembra invertire il moto per qualche tempo, prima di riprendere quello normale, detto moto diretto. La cosa è più marcata se il pianeta è più vicino alla Terra, meno se è più lontano. Supponiamo allora che ci sia una congiunzione tra Giove e Saturno in prossimità dell’opposizione alla Terra dei due pianeti. Cosa osserveremmo i quei mesi? Prima vedremmo Giove raggiungere Saturno – la prima congiunzione – e superarlo mentre i due pianeti sono ancora in moto diretto, ovvero il consueto noto da ovest verso est rispetto allo sfondo delle stelle; poi i due comincerebbero a muoversi di moto retrogrado, con Giove che ri-avvicina e poi supera Saturno muovendosi “all’indietro” e dando vita a una seconda congiunzione, infine i due pianeti tornano a muoversi di moto diretto e Giove raggiunge e supera Saturno per la terza e ultima volta, generano così la terza congiunzione in pochi mesi tra i due pianeti. Questi fenomeni colpivano molto l’attenzione degli uomini antichi, che erano attenti osservatori del cielo e dei moti planetari. Nel 7 a.C. avvenne una congiunzione tripla di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, ed è cosa nota che la nascita di Cristo sia avvenuta tra il 4 e il 7 a.C., e non nell’anno 0. Perlopiù, Gesù non nacque il 25 dicembre. La scelta di questa data è dovuta alla sovrapposizione tra il Natale cristiano e la festa romana, di origine orientale, del Sol Invictus: essa celebrava il Sole la cui luce, divenuta minima al solstizio d’inverno in corrispondenza della massima durata della notte, ricomincia a crescere nei giorni successivi con l’allungamento della durata del dì che segue il solstizio stesso. Natale dunque nasce come festa della luce e poi si riveste di un significato teologico.
Sul fronte planetario si segnala anche Marte che, passata ormai da un paio di mesi l’opposizione, appare ancora molto luminoso nel cielo serale, sebbene la sua luminosità vada decrescendo nel tempo.
Dopo avere osservato i pianeti, possiamo levare lo sguardo alla regione dello zenit, ove verso l’ora di cena appare la costellazione di Andromeda con la celebre Galassia di Andromeda o M31, che con cielo terso e scuro è visibile a occhio nudo e, trovandosi nella regione zenitale, è nelle migliori condizioni possibili di osservazione. Questo mese conviene tentare l’osservazione tra i giorni 3-4 e 16-17 circa, allorché non c’è il disturbo dovuto alla luce lunare. Verso est-nordest già col primo buio vediamo le costellazioni dell’Auriga e del Toro, avanguardia delle costellazioni invernali, mentre intorno all’ora di cena va a sorgere Orione, che poi dominerà la ribalta celeste nel pieno della notte con i suoi cani, il Cane Maggiore e il Cane Minore. Orione è facilmente riconoscibile per le tre stelle della cintura, Mintaka, Alnilam e Alnitak, che nella tradizione popolare sono identificate in vari modi, tra cui i tre Re Magi. Giusto per restare in tema natalizio, nella costellazione del Cancro, che in questa stagione sorge in serata un po’ sul tardi, ma è ben visibile in tarda notte, troviamo l’ammasso aperto del Presepe o M44, un ammasso di stelle posto a 610 anni luce di noi e visibile anche o occhio nudo come una debole macchiolina di luce. A est di Orione, e anch’essa visibile un po’ sul tardi, c’è la costellazione dell’Unicorno, non molto appariscente perché manca di stelle brillanti, ma, attraversata dalla Via Lattea, è molto ricca sul versante nebulare. Oltre alla celebre Nebulosa Rosetta, ospita al suo interno anche la Nebulosa Cono, uno dei soggetti preferiti dagli astrofotografi, e vicino a lei si trova – tornando allo spirito natalizio – l’ammasso Albero di Natale. Entrambi sono situati a 2.600 – 2.700 anni luce di distanza.

LA STELLA DEL MESE: RIGEL

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Stella Rigel. Credits: earthsky.org

Rigel è la stella più luminosa della costellazione di Orione e settima di tutto il cielo. È una stella lontana, posta a 860 anni luce, e questo implica che sia intrinsecamente molto brillante. Si tratta di un sistema multiplo di almeno quattro stelle, ma con una componente molto più brillante e le altre molto meno. La componente più brillante è una supergigante un’ottantina di volte più grande del Sole e, nel visibile, circa 60.000 volte più luminosa. Si tratta di una stella calda in superficie – circa 12.000 K – come testimoniato dal suo colore azzurrino. Stelle così calde emettono la maggior parte della propria energia nell’ultravioletto, e se consideriamo anche questa componente spettrale, ovvero la luminosità bolometrica della stella, essa sale fino a 150-200 mila volte quella del Sole, ma anche oltre 300 mila secondo altre stime. Si tratta in effetti della stella in assoluto più luminosa posta entro 1.000 anni luce dal Sistema Solare. Con una massa che supera quella del Sole di 20-25 volte, è destinata a esplodere come supernova. Quando questo avverrà, si calcola che la sua magnitudine apparente raggiungerà il valore -11, più o meno come la Luna al primo quarto. Data che la massa della stella si trova proprio al limite oltre il quale si origina un buco nero, Rigel potrebbe dare vita a questo esotico oggetto celeste oppure a una più normale stella di neutroni. Se originerà un buco nero, questo sarà, per quanto ne sappiamo, il più vicino al Sistema Solare (il più vicino a oggi noto si trova nel sistema multiplo QV Telescopii posto a circa 1.100 anni luce da noi).

Note sull’Autore
Davide Cenadelli, PhD, è ricercatore all’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta (OAVdA) dove si occupa, tra le altre cose, di didattica e divulgazione. All’Osservatorio Astronomico, nel corso di serate prefissate, è possibile partecipare a visite guidate notturne durante le quali, in caso di bel tempo, è possibile osservare, sotto la guida di Davide o colleghi, il cielo a occhio nudo e col telescopio, compresi alcuni degli oggetti sopra menzionati, o altri, a seconda della stagione.
Per informazioni sull’Osservatorio Astronomico e per prenotare una visita guidata diurna o notturna: http://www.oavda.it