Astronomia Open source al Supernova Planetarium dell’ESO

Il 2019 è iniziato con una bella sorpresa per gli esperti, gli appassionati o anche solo curiosi di astronomia alle prime armi: il Planetario Supernova dell’European Southern Observatory (ESO), a partire da questo mese mette a disposizione online, per la condivisione libera e gratuita, il suo vasto archivio di migliaia di immagini e video ad alta risoluzione, materiali divulgativi, testi didattici e altre risorse.

di Marco Milano

Grazie alla libreria online, realizzata dal team del Supernova, avvicinarsi all’osservazione astronomica diventa un’esperienza ancora più coinvolgente, con la possibilità di scegliere e usufruire di punti di vista e simulazioni visive che toccano le zone più remote dell’universo. I divulgatori di astronomia e gli insegnanti possono così da oggi contare sul supporto di materiali eccezionali, prodotti e condivisi dagli osservatori sparsi in tutto il mondo.

Supernova, un’esperienza immersiva dal vivo…
Non si tratta in realtà di una vera sorpresa. Gli addetti ai lavori – come i divulgatori de LOfficina – conoscono bene i materiali dell’ESO e seguono con attenzione le attività di questo planetario giovane, ma già punto di riferimento nella rete internazionale dell’osservazione delle stelle.

Il Supernova Planetarium e Visitor Centre è infatti una struttura di appena un anno di vita, situato a Garching, sobborgo di Monaco di Baviera in Germania, dove ha sede il quartier generale dell’European Southern Observatory.
Nato dalla cooperazione di due grandi istituti, l’ESO e l’Heildenerlg Institute for Theroretical Studies (HITS), l’edificio che ospita il planetario – donato dal Klaus Tschira Stiftung (KTS), fondazione che promuove le scienze naturali – ha una forma insolita ma perfetta per accogliere i visitatori che desiderano imparare a osservare e conoscere le stelle: la sua struttura ricorda un sistema binario che si sta evolvendo in una luminosissima supernova, appunto. L’illuminazione esterna del centro non tradisce l’immagine evocata dall’architettura dell’edificio, mentre al suo interno si trova un planetario digitale, uno dei più innovativi e tecnologicamente avanzati d’Europa. Punta di diamante del Supernova sono le visite con realtà virtuale “immersiva”.

Dalla sua inaugurazione, ad aprile dello scorso anno, sono stati diversi gli spettacoli organizzati grazie a nuove tecnologie di questo tipo. In particolare, gli insegnanti e i gruppi di classi scolastiche in visita hanno potuto scegliere tra sei workshop adatti a diversi percorsi educativi, dall’asilo alle scuole secondarie, e sbizzarrirsi tra show divulgativi collaudati, come “I segreti della gravità” (The secret of Gravity, film animato sulle scoperte di Albert Einstein, vincitore di diversi premi), “Il cielo sopra di noi” e “Un tour del sistema solare”.
In quanto a innovazione, anche le altre mostre e installazioni non sono da meno. Una mostra permanente, la prima del planetario, “The living Universe”, affronta il tema della vita nell’universo accogliendo gli spettatori con una gigantografia di 40 metri del cielo notturno, frammenti di meteoriti, uno specchio dell’Extremy Large Telescope – ovvero il futuro “più grande occhio sul cielo” come è già stato ribattezzato – in costruzione in Cile.

Al Supernova, inoltre, è possibile esplorare e toccare con mano veri strumenti astronomici in una mostra interattiva o simulare esperimenti per capire cosa significa essere un ricercatore in questo settore. Si tratta quindi di un’esperienza totalizzante per approcciarsi all’astronomia, dai contenuti certamente spettacolarizzati ma molto rigorosi nei contenuti e nella metodologia. L’accesso a questi spettacoli e installazioni è stato in buona parte gratuito durante il primo anno di vita del planetario.

Con il 2019, l’apertura di una libreria di astronomia open source in rete prosegue, azzerando le distanze geografiche tra planetario e visitatori, nella missione di chiamare a raccolta gli astrofili, gli studenti, i docenti, i ricercatori e divulgatori ma anche tutti i neofiti che si avvicinano per la prima volta all’astronomia.

Cosa si può trovare ora online? Innanzitutto, si può dare uno sguardo agli stessi pannelli e immagini a corredo delle mostre visitabili dal vivo a Garching – si può scegliere peraltro il formato file in cui consultarli, a seconda delle esigenze specifiche, tutti in creative commons 4.0. Il database di volta in volta si arricchisce di materiale extra, che va ad integrare quanto era disponibile finora sul sito dell’ESO. Ci sono migliaia di immagini e video astronomici in alta definizione e alta qualità 4K, naturalmente. In questa sezione si possono ammirare foto scattate dai telescopi di tutto il mondo, come le spettacolari immagini realizzate in orbita da Hubble.

Tra i video, spicca in particolare una collezione da gustare in realtà virtuale a 360°. È proprio in questa sezione che si può simulare una passeggiata con esplorazione annessa per esempio sul pianeta rosso, sull’eso-pianeta Trapist-1 (così come lo immaginano gli astronomi) o tra la nebulosa di Orione. Con i visori immersivi, l’esperienza dal vivo è ovviamente più forte, ma non è detto che altri planetari non possano riutilizzare i video.

Le riproduzioni in 3D non mancano anche nella sezione immagini, dove si possono scaricare i modelli di molti oggetti astronomici, come il misterioso Oumuamua scoperto nel 2017. I materiali multimediali comprendono inoltre anche file audio, con un archivio musicale di più di 500 tracce, e circa cento app educative su diversi temi astronomici.

Per chi all’online preferisse comunque le visite dal vivo, grazie a LOfficina del Civico Planetario di Milano è possibile gustare fin da subito un nuovo spettacolo in realtà virtuale: The Moon, un’attività del tutto nuova che durerà per tutto il 2019.

Queste nuove iniziative daranno certamente forza all’obiettivo comune degli osservatori astronomici e planetari di tutto il mondo: condividere e diffondere la conoscenza sulle stelle, anche per comprendere meglio il nostro ruolo su un piccolo pianeta nel cosmo, un “blue dot”, un piccolo punto blu, per usare le parole di Carl Sagan, il grande astronomo e divulgatore americano. Sempre ricordando, come scriveva proprio Sagan nel suo romanzo “Contact”, che “la natura è sempre più brava di noi nel creare meraviglie”.