Artemis III, la prova generale più complessa nella storia dell’esplorazione spaziale

La NASA ha da poco annunciato l’equipaggio di Artemis III, con Luca Parmitano primo pilota ESA di Orion, riconvertendo la missione in un complesso test in orbita terrestre bassa che coordinerà tre lanci e tre veicoli spaziali. Sarà la “prova generale” da cui dipende il ritorno umano sulla Luna.

di Andrea Castelli

L’equipaggio di Artemis III. Da sinistra a destra: Luca Parmitano, André Douglas, Randy Bresnik e Frank Rubio. Credits: https://www.fondazioneleonardo.com

Non c’è due senza tre: dopo il successo di Artemis II, il 9 giugno scorso la NASA ha annunciato l’equipaggio della missione Artemis III, prevista in partenza per la metà del 2027. Al comando ci sarà il veterano Randy Bresnik, ma a catturare l’attenzione e l’orgoglio di noi italiani c’è un nome che pesa: Luca Parmitano. Per la prima volta nella storia del programma Artemis, un astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) non sarà un semplice passeggero, ma il pilota della capsula Orion. Insieme a lui e Bresnik ci saranno Frank Rubio, detentore del record americano di permanenza nello spazio, e l’esordiente André Douglas, specialista di missione e già riserva per la missione Artemis 2. Insieme, affronteranno una delle “prove generali” più complesse che la storia dell’astronautica ricordi. Paradossalmente, la missione più complicata dell’intero programma non sarà quella che ci riporterà a calcare il suolo del nostro satellite naturale, ma questa.
Inizialmente, Artemis III doveva essere il momento del trionfo: quattro astronauti in orbita lunare, due in discesa verso il Polo Sud per trascorrere una settimana d’esplorazione. Ma dopo una travagliata cronologia di rinvii — dal 2025 al 2027, fino allo slittamento al 2028 e al repentino dietrofront della NASA a fine febbraio di quest’anno — la missione è stata riportata al 2027, ma con un profilo molto diverso rispetto all’inizio: è stata riconvertita in un test in orbita terrestre bassa (LEO). Chi di voi ricorda qualche episodio della storia delle missioni lunari avrà certamente notato un’analogia con Apollo 9. Nel marzo 1969, pochi mesi prima dello storico sbarco di Armstrong e Aldrin, la NASA testò il LEM (modulo lunare) in condizioni di sicurezza, ovvero in orbita terrestre bassa. Se qualcosa fosse andato storto, gli astronauti avrebbero potuto rientrare in poche ore. Artemis III seguirà la medesima logica per validare tutte le procedure in un ambiente controllato, prima di affrontare il viaggio verso la Luna, con tutti i suoi rischi. Non si tratta quindi di un passo indietro rispetto a quanto pianificato in origine, ma di un passaggio strategico fondamentale per ridurre il più possibile i margini d’errore proprio nell’esecuzione delle operazioni tecnicamente più complesse. La missione avrà infatti un profilo inedito, dal momento che richiederà di “sincronizzare” tre lanci e i movimenti di tre veicoli spaziali diversi. Tutto inizierà, grazie al vettore New Glenn, con il lancio in orbita terrestre bassa del lander di prova di Blue Origin (il veicolo che si poserà sul suolo lunare), che potrà stazionare in orbita fino a 90 giorni. Seguirà il lancio della capsula Orion con i quattro astronauti a bordo per mezzo del razzo SLS, vettore NASA già impiegato nelle altre due missioni Artemis. Orion si aggancerà poi, eseguendo manovre di rendez-vous, al prototipo che Blue Moon ha derivato dal suo Mark 2 HLS e i due veicoli trascorreranno collegati circa due giorni, permettendo agli astronauti di salire a bordo del lander e valutare componenti cruciali, inclusi i sistemi di supporto vitale e i prototipi di tuta spaziale AxEMU fabbricati da Axiom Space. “Dopo le operazioni di attracco, Orion si sgancerà e attenderà Starship HLS”, ha dichiarato il program manager di Artemis Jeremy Parsons, che verrà portata in orbita grazie al booster Super Heavy di SpaceX. Le sfide tecniche sono enormi: Blue Origin deve ancora consolidare le proprie infrastrutture di lancio dopo l’incidente al New Glenn del 28 maggio scorso che ha provocato significativi danni alle infrastrutture a terra del Launch Complex 36, mentre la Starship V3 – modificata con l’aggiunta di un adattatore di attracco – deve dimostrare la sua completa manovrabilità orbitale per poter effettuare il docking.
Artemis III si avvarrà anche di un fondamentale contributo europeo, ovvero la costruzione del modulo di servizio (ESM) che fornirà a Orion la propulsione, l’energia elettrica per alimentare la strumentazione e l’ossigeno per la vita a bordo. In particolare, l’Italia sarà protagonista grazie a Thales Alenia Space – che realizzerà la struttura primaria dell’ESM e i sottosistemi critici, tra cui il sistema di protezione dai micrometeoriti e il controllo termico – e Leonardo, che fornirà invece i pannelli fotovoltaici e le unità elettroniche di potenza.
L’avventura di Parmitano e compagni durerà circa due settimane e si concluderà con un ammaraggio nel Pacifico. Sarà forse un volo meno spettacolare degli altri, ma ciò che apprenderemo grazie a questa grande “prova generale” sarà fondamentale per le missioni successive, a partire da Artemis IV, prevista per la fine del 2028. Grazie a lei, gli esseri umani torneranno a camminare sul suolo lunare, nella regione inesplorata del Polo Sud, ma quel nuovo “grande balzo per l’umanità” sarà figlio degli sforzi umani e tecnologici che, due anni prima, hanno permesso di perfezionare ogni dettaglio di questa nuova fase dell’esplorazione spaziale.

|
Translate »