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01/12/2022 – La riscoperta di Nettuno

Nettuno, l’ottavo ed ultimo pianeta finora conosciuto, è anche l’unico che venne scoperto ancora prima di essere visto. La sua esistenza fu infatti prevista teoricamente da Urbain Le Verrier e John Adams in base alle perturbazioni indotte sull’orbita di Urano. In base a questi calcoli, fu poi rintracciato otticamente il 23 Settembre 1846 da Johaan Galle col rifrattore da 22 cm dell’Osservatorio di Berlino. Pochi però sanno che il primo a vedere direttamente Nettuno fu Galileo Galilei il 28 Gennaio 1613: il pianeta si trovava nei pressi di Giove, ma Galileo lo confuse con una stella! A causa dell’enorme distanza dal Sole pari a circa 4,5 miliardi di km, le caratteristiche fisico-geologiche di Nettuno sono rimaste sconosciute per oltre 150 anni, ossia fino alla leggendaria notte del 25 Agosto 1989, quando venne sfiorato dalla sonda Voyager 2. Le scoperte del Voyager 2 furono epocali: Nettuno apparve infatti come una sfera azzurra di idrogeno e metano solcata da cicloni di inaudita violenza e dimensione, paragonabili solo ai grandi cicloni di Giove e stimolati da una fonte interna di calore di origine sconosciuta. Attorno al pianeta si intravedevano anche alcuni sottilissimi anelli di polvere. Il Voyager 2, passando a soli 5000 km dal grande satellite Tritone (2700 km), riuscì a farci comprendere perché questo grosso oggetto rivoluziona attorno a Nettuno in senso opposto alla rotazione di quest’ultimo. Una cosa impossibile da ammettere se i due corpi fossero nati assieme! Quando però il Voyager 2 scoprì che la superficie ghiacciata di Tritone era priva di crateri e rimodellata da probabili caldere emissive, fu inevitabile concludere che il satellite dovette aver subito un violentissimo trauma termico, spiegabile solo ammettendo che sia stato catturato da Nettuno nella notte dei tempi. Ma la scoperta forse più inaspettata arrivò quando il Voyager 2 sorvolò il polo Sud di Tritone: l’enorme calotta di azoto ghiacciato era infatti disseminata di decine di geyser scuri di idrocarburi che si elevavano fino a 5-10 km di altezza. Una tipologia di vulcanesimo ‘glaciale’ semplicemente incredibile! Nei tre decenni successivi al Voyager 2, le nuove tecnologie sia terrestri che spaziali hanno permesso di acquisire informazioni sempre più complete: a cominciare dalla bizzarra meteorologia del pianeta per proseguire con gli enigmatici anelli, per la prima volta ripresi in ogni dettaglio nel Luglio 2022 dal super-telescopio JWST.

Cesare Guaita:

laurea in Chimica con specializzazione in Chimica organica e Chimica macromolecolare. Esperto di Cosmochimica e Planetologia, ha pubblicato, su riviste divulgative e professionali, centinaia di articoli su questi temi, con particolare riferimento alle connessioni chimico-geologiche di una moltitudine di fenomeni planetari ed astrofisici. Collabora con giornali e riviste e reti televisive pubbliche e private. È Presidente e fondatore (anno 1974) del G.A.T., (Gruppo Astronomico Tradatese) e da oltre 25 anni è conferenziere del Planetario di Milano. È autore del libro L’esplorazione delle comete edito da Hoepli.

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