Settembre 1968: due tartarughe sovietiche a bordo della sonda Zond 5 diventano le prime creature terrestri a circumnavigare la Luna tornando sane e salve sulla Terra.
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Nel settembre 1968, tre mesi prima che Frank Borman, James Lovell e William Anders diventassero i primi esseri umani a orbitare intorno alla Luna, due tartarughe sovietiche delle steppe li avevano già preceduti. Le bestiole si trovavano a bordo della sonda Zond 5, una vera e propria “arca di Noè spaziale”, perché con loro volarono uova di moscerino della frutta, semi, cellule vegetali, piantine di grano, orzo, pino, carote e pomodori, alghe Chlorella e batteri lisogeni. Fu la prima navicella della storia, con il suo ricco carico biologico, a compiere un viaggio circumlunare e a tornare integra sulla Terra.
La sonda Zond altro non era che una capsula Soyuz in versione base, ovvero privata del modulo orbitale e dotata di un’antenna ad alto guadagno e di strumenti di navigazione per l’ambiente cislunare. Un veicolo così poco sofisticato era stato volutamente sviluppato alla fine degli anni Sessanta all’interno del programma spaziale L1, grazie al quale l’Unione Sovietica sperava di battere sul tempo gli americani portando due cosmonauti in volo attorno alla Luna, senza allunaggio, sfruttando il razzo Proton già collaudato. L’idea invece di servirsi del gigantesco vettore N1, grazie al quale si poteva puntare allo sbarco di un singolo cosmonauta sulla superficie lunare, fu messa per qualche tempo in secondo piano. Anche se la scelta di una soluzione meno ambiziosa avrebbe potuto avvantaggiarli sulla carta, i sovietici collezionarono più insuccessi che successi. Zond 4, nel marzo 1968, non riuscì a sorvolare il nostro satellite e un guasto ai sistemi di guida ne impedì il rientro controllato in territorio sovietico. Il mese seguente un altro lancio abortì per un comando errato che portò allo spegnimento anzitempo del secondo stadio del Proton; in luglio, un vettore in preparazione esplose sulla rampa di lancio causando la morte di tre tecnici. Alla luce di questa sequenza di disastri, i vertici del programma spaziale sovietico, timorosi delle conseguenze propagandistiche di un ennesimo fallimento, decisero di rinviare ancora il volo con cosmonauti e di affidare la missione successiva a un carico esclusivamente biologico. Fu così che Zond 5 decollò da Baikonur nella notte fra il 14 e il 15 settembre di 58 anni fa. Dopo una breve orbita di parcheggio, lo stadio superiore del Proton si riaccese per immettere la sonda nella traiettoria di trasferimento lunare. Il viaggio non fu tranquillo: il sensore di navigazione della sonda, contaminato dai vapori rilasciati da un rivestimento termico surriscaldato dal Sole, smise di funzionare, mettendo a rischio le manovre di correzione di rotta. I tecnici a terra riuscirono comunque a orientare la navicella usando come riferimento le posizioni del Sole e della Terra quando Zond 5 si trovava già a 325.000 chilometri di distanza. Il 18 settembre 1968 la sonda passò a poco meno di duemila chilometri dal lato nascosto della Luna, senza entrarne in orbita, per poi imboccare la via del ritorno. Da una distanza di circa 90.000 chilometri, Zond 5 scattò alcune tra le prime fotografie ad alta risoluzione del nostro pianeta mai realizzate da una sonda automatica. Le due tartarughe, private di cibo e acqua per dodici giorni prima del lancio per poter misurare gli effetti dello stress metabolico, avrebbero permesso agli scienziati di comprendere anche l’entità degli effetti delle radiazioni cosmiche su un organismo vivente.
A rendere ancora più avvincente l’impresa, il 19 settembre ebbe luogo un episodio a dir poco singolare: dal centro di controllo di Evpatorija, in Crimea, il cosmonauta Pavel Popovič trasmise via radio, sfruttando un collegamento improvvisato eseguito sulla navicella poco prima del lancio, alcune comunicazioni che per qualche ora fecero pensare agli occidentali che a bordo di Zond 5 ci fossero davvero degli uomini in viaggio verso la Luna. I segnali – inviati dal controllo missione verso la sonda e da essa trasmessi di nuovo a terra – vennero intercettati dal radiotelescopio di Jodrell Bank e dai servizi di intelligence americani, provocando un momento di autentico panico a Washington. Qualche tempo dopo, la messinscena sovietica fu smascherata e lo stesso Popovič raccontò la bravata, organizzata con la complicità dei colleghi ingegneri, addirittura a Frank Borman il quale, informato dell’accaduto, fu inviato a Mosca dal presidente Lyndon Johnson per fare chiarezza sui fatti. Quando Popovič e Borman si incontrarono, l’americano apostrofò scherzosamente il collega “teppista dello spazio”.
Come se non bastasse, sulla via del ritorno un secondo sensore di Zond 5 si guastò provocando la disattivazione del sistema di rientro guidato. Con la navigazione automatica fuori uso (e le tartarughe impossibilitate a prendere i comandi…), il controllo missione a terra fu costretto a improvvisare una soluzione. Usando l’unico sensore solare ancora funzionante come riferimento, per circa venti ore i tecnici comandarono l’accensione alternata dei piccoli propulsori posizionati sui lati opposti della capsula per tentare di accumulare la decelerazione necessaria per effettuare un rientro balistico sicuro. Il 21 settembre la capsula fece finalmente ritorno sulla Terra, ma l’imprecisione della traiettoria di rientro così come dell’angolo di incidenza con l’atmosfera, la fece ammarare nell’Oceano Indiano invece che nella zona prevista per l’atterraggio in Kazakistan. Il recupero, avvenuto di notte e seguito a distanza da una nave statunitense, richiese diverse ore prima che le squadre sovietiche individuassero la capsula e la issassero a bordo. Una volta rientrata a Mosca, la Zond 5 fu aperta e il carico biologico esaminato. Le due tartarughe avevano perso circa il 10% del loro peso corporeo, contro il 5% delle tartarughe di controllo rimaste a terra e sottoposte al medesimo periodo di digiuno. Le analisi del sangue non rivelarono differenze significative fra i due gruppi, ma il fegato e la milza delle space turtles mostrarono alcune alterazioni. I ricercatori sovietici conclusero che i cambiamenti osservati erano dovuti principalmente al digiuno prolungato, non al volo spaziale in sé.
Il successo, seppur parziale, di Zond 5 contribuì ad alimentare il timore americano che l’Unione Sovietica fosse pronta a lanciare presto un equipaggio umano attorno alla Luna. Qualcuno sostenne che l’impresa delle due eroiche tartarughe, insieme all’avvistamento satellitare di un razzo N1 sulla rampa di lancio di Baikonur, spinse la NASA ad anticipare il volo di Borman e compagni (Apollo 8) al dicembre 1968. Comunque sia, ciò che conta davvero è che il privilegio di aver potuto vedere dal vivo, per la prima volta nella storia, il lato nascosto della Luna toccò inconsapevolmente a quelle due creature e non a un essere umano.


