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Il cielo di Marzo 2026

In marzo, nelle prime ore della notte, si vedono ancora bene le costellazioni invernali, che culminano a sud intorno all’ora di cena. L’inverno astronomico termina con l’equinozio di primavera il giorno 20.

di Davide Cenadelli

In marzo, l’inverno astronomico termina con l’equinozio di primavera che quest’anno cade il giorno 20. Comincerà allora la primavera astronomica, mentre la cosiddetta primavera meteorologica è già cominciata, convenzionalmente, all’inizio del mese. Il giorno dell’equinozio, il Sole attraversa l’equatore celeste e su tutta la Terra il dì e la notte hanno la stessa durata, 12 ore l’uno. In realtà, a causa degli effetti di rifrazione dell’atmosfera terrestre che permette di vedere il Sole già poco prima che si sia affacciato all’orizzonte all’alba o dopo che è sparito al tramonto, all’equinozio il dì dura pochissimo in più della notte e la durata pari per entrambi si verifica qualche giorno prima, nel giorno detto equilux (qualche giorno dopo nel caso dell’equinozio d’autunno in settembre).
In corrispondenza degli equinozi, l’eclittica – ovvero la traiettoria apparente del Sole in cielo dovuta in realtà alla rivoluzione terrestre – ha la massima inclinazione rispetto all’equatore celeste, verso nord all’equinozio di primavera e verso sud a quello d’autunno. Questo significa che in marzo il Sole fa il massimo spostamento verso nord sulla sfera celeste (in settembre verso sud), il che implica che in marzo è massimo l’allungamento delle ore di luce (in settembre la loro diminuzione). Attenzione: non sono massime le ore di luce, questo avviene ai solstizi, ma è massimo il guadagno di ore di luce, ovvero le giornate si allungano più che in qualsiasi altro mese. Poi, in aprile e maggio e in giugno fino al solstizio continueranno ad allungarsi, ma sempre più lentamente. A questo aggiungiamo che nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo entrerà in vigore l’ora legale, che ci farà guadagnare ex abrupto un’ora di luce in più la sera (perdendola al mattino). Mi sembra di percepire il piacere di molti lettori a questa notizia. Si guadagnerà molta luce, arriveranno i primi tepori e fioriranno gli alberi. D’accordo, le fioriture sono belle, ma per il resto – ahimè – non condivido questo piacere. Amo i tramonti precoci e il buio della notte… ne riparliamo in settembre.
In cielo, nelle prime ore della notte si vedono ancora bene le costellazioni invernali, che culminano intorno all’ora di cena. Marzo è pertanto un mese molto favorevole per vederle, in quanto sono alte col primo buio in orari molto comodi per le osservazioni. In particolare, oltre alle costellazioni ricchissime di stelle brillanti di cui abbiamo parlato nei mesi scorsi, in serata si vede il Cancro che, pur privo di stelle luminose, mostra un fiocchetto di luce già visibile a occhio nudo con cielo terso e scuro, l’ammasso aperto M44, un ammasso di stelle posto a circa 600 anni luce da noi e la cui età è stimata in 600-700 milioni di anni. Se guardiamo verso est, vediamo che il Leone è già sorto e in tarda serata culmina verso sud e col passare delle ore il Grande Carro dell’Orsa Maggiore si alza sempre più a nordest fino a raggiungere le regioni zenitali intorno alla mezzanotte. Dietro al Carro, ecco apparire, visibile già in tarda serata e via via più alta col passare delle ore, la stella primaverile per antonomasia: Arturo, quarta stella più brillante del cielo e prima dell’emisfero boreale. La primavera comincia a farsi vedere non solo sulla Terra, con i primi profumi e tepori, ma anche in cielo.
Man mano che il cielo invernale passa il testimone a quello primaverile, notiamo anche che all’abbondanza di stelle del primo, in particolare di stelle brillanti, fa da contraltare la relativa povertà del secondo. Infatti, quando guardiamo il cielo invernale osserviamo la fascia della Via Lattea, ovvero stiamo guardando la nostra galassia sul piano del disco, ovvero lungo le direzioni ove è massimo il suo spessore e quindi vediamo moltissime stelle. In primavera, invece, lo sguardo si sposta verso direzioni via via più discoste da esso, verso latitudini galattiche sempre più alte, ossia in direzioni via via più vicine alla perpendicolare al piano della Galassia, ove troviamo il polo nord galattico, nella costellazione primaverile della Chioma di Berenice, posta dietro la coda del Leone e visibile in marzo in tarda serata. Ecco che, attraversando uno spessore minore del disco galattico, il nostro sguardo intercetta sempre meno stelle.
Dal punto di vista planetario, vediamo ancora bene Giove nel cielo serale e fino al cuore della notte: molto alto in serata, nella costellazione dei Gemelli, va poi a tramontare nelle ore antelucane. Venere si allontana sempre più prospetticamente dal Sole rendendosi via via meglio visibile nel cielo della sera. Sono invisibili Marte e Saturno. Il pianeta con gli anelli è in congiunzione col Sole il giorno 25, mentre il Pianeta Rosso, dopo la congiunzione di gennaio, comincia a emergere lentamente nelle luci dell’alba, ma rimane troppo vicino al Sole in cielo e la sua osservazione in marzo è praticamente impossibile.

LA STELLA DEL MESE: DENEBOLA

Denebola rappresenta la coda della costellazione del Leone, come ci ricorda il nome, derivato dall’arabo danab = coda. Con la sua magnitudine apparente 2,14 è una stella abbastanza brillante e la seconda della costellazione per luminosità, dopo Regolo. Si tratta di una stella nana di classe spettrale A3, quindi di colore bianco-azzurrino con una temperatura superficiale di 8.300 K. Grande 1,75 volte e 13 volte più luminosa del Sole, si trova a 36 anni luce di distanza da noi. Si tratta di una stella giovane – l’età stimata è di 400 milioni di anni – e, similmente ad altre stelle giovani della sua stessa classe spettrale come Altair e Vega, ruota velocemente su sé stessa e questo le dà una forma oblata, con un raggio equatoriale sensibilmente superiore a quello polare. Denebola è circondata da un disco di detriti in cui potrebbero essersi formati pianeti, per ora non ancora scoperti. Se fossimo lì, vedremmo il Sole come una debole stellina di quinta magnitudine in direzione delle stelle dell’Acquario, anche se, spostandosi di 36 anni luce, le figure delle costellazioni sarebbero distorte rispetto a come le vediamo da Terra.

Davide Cenadelli è un astrofisico PhD che ha svolto per anni attività di ricerca all’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta (OAVdA), dove si è anche occupato di didattica e divulgazione.

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