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Gianluca Ranzini

N

egli anni del liceo ho iniziato a frequentare il Planetario di Milano. Mi piaceva un sacco l’astronomia; il problema era che nelle materie letterarie andavo bene, ma prendevo sempre matematica a settembre. Però ho deciso di iscrivermi lo stesso a Fisica e, incredibile, alla fine mi sono laureato: la prova che se si vuole fare davvero qualcosa, anche se difficile, si pur fare comunque.

Intanto avevo cominciato a collaborare con il Planetario, e poco dopo la laurea mi sono ritrovato a esserne il responsabile scientifico. Una sogno che si avverava.

Qualche anno dopo ho pensato che mi sarebbe piaciuto coniugare la passione per l’astronomia con quella per la scrittura. Sono diventato giornalista scientifico, e ho avuto il piacere di collaborare con mostri sacri come Piero Angela e Margherita Hack.

Sono stato fortunato e ho fatto molte cose divertenti, come scrivere libri di astronomia per editori prestigiosi. Ma la cosa che forse mi ha emozionato di più, nella mia vita lavorativa, è stato partecipare a un volo parabolico sull’aereo dell’Agenzia Spaziale Europea che usano gli astronauti per allenarsi. L’esperienza più vicina all’essere astronauti che possiamo sperimentare noi esseri umani normali. E, ragazzi, ll si vola davvero!

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